Roberto Bertinetti, diplomato in Liturgia Pastorale

Roberto Bertinetti, diplomato in Liturgia Pastorale
Nel suggestivo Monastero del Rul, sede primaziale della nostra Chiesa, il diacono Roberto Bertinetti (nome religioso Padre Athanasios) ha ricevuto, da S.E.R. Filippo Ortenzi, Rettore dell'Accademia Ortodossa San Nicodemo l'Aghiorita il Diploma in Liturgia in Liturgia Pastorale. Erano presenti Sua Beatitudine Alessandro I (al secolo Alessandro Meluzzi), Primate nonché Gran Cancelliere dell'Accademia e il corepiscopo e teologo Max Giusio, Preside della Facoltà: Ha mandato gli auguri anche il Segretario Generale mons. Cosma di Bari (al secolo Antonio Parisi)
Il neodiplomato ha presentato un'interessantissima Tesi avente ad oggetto: Cristianesimo e Ambiente ed effettuato una Lectio Magistralis sul tema dell'Ecologia del Creato che riportiamo:


In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta, le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acqua.
Così inizia il racconto biblico sulla creazione. Dal nulla Dio ha creato tutto. Dalla terra deserta Dio
ha creato ogni cosa per donarcela.

La Sacra scrittura prosegue ancora così:
“Poi il Signore piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che vi aveva plasmato. Il
Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare,
l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male- un fiume
usciva da Eden per irrigare il giardino, poi si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si
chiama Pison: esso scorre attorno alla regione di Avila, dove si trova l’oro e l’oro di quella terra è
fino; si trova pure la resina odorosa e la pietra d’onice. Il secondo fiume s chiama Ghicon: esso
scorre attorno a tutta la regione dell’Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di
Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate.
Il racconto biblico narra che Dio pose l’uomo che aveva plasmato in mezzo al giardino perché lo
custodisse. Se noi applichiamo tale racconto al contesto dove viviamo, possiamo affermare che il giardino dell’EDEN è la terra dove viviamo, Dio ci ha posto affinché ci prendessimo cura di esso.
Dobbiamo quindi ricordare che la terra non è nostra appartiene a Dio. È Lui che ce l’ha affidata
affinché la custodissimo.
Enzo Bianchi, ex Igumeno del Monastero di Bose, nella relazione introduttiva del XX convegno di
Spiritualità Ortodossa, afferma con forza che la terra è creatura di Dio, l’uomo è creatura tratta dalla terra. Nella Genesi viene appunto narrato che Dio creò l’uomo con la polvere del suolo.
Anche gli animali sono plasmati dal suolo, dall’adamà, come l’uomo e subito portati all’uomo
perché avesse dato loro un nome.
Il più antico racconto della Creazione ci dice che il Signore Dio pose l’uomo in un giardino perché
lo coltivasse “Avad” e lo custodisse “shamar”
Il Patriarca di Mosca Kirill, afferma che l’uomo essendo stato creato ad immagine e somiglianza di
Dio, è pertanto chiamato a partecipare alla vita del creato, alla sua protezione ed alla sua custodia.
Sempre nel libro della Genesi, possiamo riscontrare come la benedizione che Isacco rivolge a
Giacobbe è estesa ai campi del mondo, questa raffigura quindi il Regno:“quando la creazione
liberata e rinnovata, produrrà l’abbondanza di ogni cibo grazie alla rugiada del cielo e alla fertilità
della terra”.
Questo tempo del Regno, una vita in una creazione liberata e ricca di frutti, offrirà un’ulteriore
occasione all’essere umano di essere educato nelle vie di Dio e di abituarsi a portare Dio, a
condividere la sua incorruttibilità e a ricevere la gloria del Padre.
Dio pertanto ci invita a ravvederci e a riconoscere il nostro comportamento verso la Creazione.
Vorrei quindi sottolineare quanto detto prima con un brano della lettera che l’Apostolo Paolo scrive
ai cristiani di Roma:
…la creazione soffre delle doglie del parto fino ad oggi, nell’attesa che anche lei sarà liberata
dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei Figli di Dio” (Rm 8,
22.21).
Con queste parole, l’Apostolo assicura che all’uomo sarà restituita la dignità, perduta nell’Eden, di
essere padre amorevole e signore di tutta la creazione.
Vorrei ora soffermarmi sul bellissimo cantico del Profeta Daniele che la Liturgia delle ore Bizantina
propone come ottavo cantico nell’ufficiatura del Mattutino nella Grande e Santa Quaresima, terrei a
proporlo per intero, visto la bellezza di questo inno:
Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore, 
avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda, 
costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento; 
fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare. 
L'oceano l'avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne. 
Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato. 
Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato. 
Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.
10 
Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti; 
11 
ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete. 
12 
Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.
13 
Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra. 
14 
Fai crescere il fieno per gli armenti
e l'erba al servizio dell'uomo,
perché tragga alimento dalla terra: 
15 
il vino che allieta il cuore dell'uomo;
l'olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
16 
Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati. 
17 
Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa. 
18 
Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.
19 
Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto. 
20 
Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta; 
21 
ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo. 
22 
Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane. 
23 
Allora l'uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
24 
Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature. 
25 
Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi. 
26 
Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
27 
Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. 
28 
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni. 
29 
Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere. 
30 
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
31 
La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere. 
32 
Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano. 
33 
Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto. 
34 
A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.
35 
Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.
…” 1
Questo Salmo, a mio modesto parere, potrebbe essere di meditazione per tutti gli uomini che si
trovano a contatto della natura. ...








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